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Eva Luna, di Isabel Allende – La recensione

Eva Luna
Isabel Allende
Feltrinelli, collana Universale Economica
pp. 272
2008

Eva Luna, un nome che da solo evoca mondi lontani. Eva Luna è una bambina, figlia di genitori che non possono assicurarle un futuro. Sin dalla più giovane età ha solo se stessa, e quella particolare dote a intrecciare le parole in storie meravigliose ed entusiasmanti che le salverà la vita. Una vita costellata da continui spostamenti da una casa all’altra, da un personaggio all’altro, ed ognuno dei suoi soggiorni come serva, o semplicemente come ospite, diventano spunti che potrebbero esser confusi con micro romanzi indipendenti.

Lo sfondo a ciascuna di queste storie è una terra pervasa dalla dittatura, quando il potere impediva le libertà più semplici degli esseri umani; e il contesto è rappresentato da una popolazione estremamente viva, il cui spirito si accende in preda alle passioni più carnali, ma è anche guidato da un’estrema generosità dell’animo. Eva Luna lo scopre sin da subito, nella dimora del Professor Jones. Ma ogni felicità deve presto lasciare il posto ad un cambiamento, e la giovane protagonista lo scopre molto presto: nella solitudine di una casa nuova, impara a contemplare la bellezza di un dipinto, impara a servirsi di tutte quelle parole accumulate per volare aldilà di tetti e volti sconosciuti e avvicinarsi a ciò che più le manca.

La Madrina, Elvira, la Signora, Melecio, Riad Halabì sono solo alcune delle stralunate figure che incrociano la sua vita. Parallelamente, Isabel Allende racconta un’altra storia, che si svolge prima  in Europa, poi molto vicino, in uno strano villaggio dell’America del Sud: Rolf Carlé, la sua dedizione e la maturità che nella crescita acquisisce conferendogli l’aspetto e il carattere di un uomo. Nelle pagine dedicate alle sue esperienze e ai suoi viaggi, mi ha ricordato il Diego di Venuto al mondo, ci ho riconosciuto la medesima onestà intellettuale. Ma non è l’unico uomo che entrerà per vie traverse nell’esistenza di Eva Luna. A qualcun altro la protagonista rivolgerà il suo amore, in pagine che ho trovato nostalgiche e accorate.

Ma Huberto Naranjo ricomparve, mi avvicinò per strada, di nuovo andammo in albergo e ci amammo con la stessa passione. A partire da allora, ebbi il presentimento che sarebbe sempre ritornato, anche se ogni volta mi lasciava credere che era l’ultima. Entrò nella mia esistenza fasciato da un’aura di mistero, portando con sé qualcosa di eroico e di terribile. Diedi briglia sciolta all’immaginazione e per questo, credo, mi rassegnai ad amarlo anche nell’incertezza.

Isabel Allende unisce la storia alle credenze popolari, confonde le esistenze di un popolo sofferente ma coraggioso. L’intero libro è una casistica di casi umani dal cuore d’oro, è la metafora della vita stessa, irta di ostacoli ma pur sempre meravigliosa.
Le parole, il loro potere, possono salvarti da qualunque cosa.
Eva Luna racconta e noi la ascoltiamo, e potremmo non smettere mai.

Voto: 5/5

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Il tempo dell’attesa di Elizabeth Jane Howard – Saga dei Cazalet, vol. 2 – Le recensioni

Il tempo dell’attesa
Elizabeth Jane Howard
Fazi editore, collana Le strade
2016
pp. 640

Elizabeth Jane Howard torna a raccontare le vicende della famiglia Cazalet nel secondo volume della saga, Il tempo dell’attesa. L’intera famiglia si appresta adesso ad affrontare la guerra, che inizia a diventare preoccupante agli occhi di ognuno dei suoi componenti, seppur apparentemente lontana dalle vite nella tenuta di Home Place in campagna.

Il tempo dell’attesa, come il precedente Gli anni della leggerezza, parte dalla quotidianità delle persone che lo popolano, raccontandone piccolezze e gesti quotidiani con la naturalezza della sua prosa asciutta ma scorrevole. Il tempo di guerra ha dato ad ognuno dei componenti della famiglia una consapevolezza nuova, e nuove preoccupazioni per il presente – le ristrettezze e gli impedimenti di tutti i giorni vanno affrontati, certo, col giusto stato d’animo, ma è difficile– e per un futuro che appare quanto mai incerto.

I personaggi hanno subito una maturazione inevitabile: c’è chi ha scelto di inseguire il proprio sogno di gloria; chi non ha smesso di sperare; chi ha optato per una scorciatoia; chi continua ostinato sulla propria strada. Grazie agli accadimenti che si susseguono alcune delle persone che non avrei mai guardato di buon occhio nel primo volume hanno assunto una nuova luce.

Ne emerge un ritratto senza sbavature, in cui non è assolutamente possibile evitare di farsi coinvolgere. Iniziare a leggere la saga dei Cazalet vuol dire trasferirsi in quella casa piena di difetti e sempre affollata; vuol dire condividere la stanza con Neville; vuol dire osservare i sacrifici di Rachel e non poter fare nulla; vuol dire leggere il giornale a Mr Cazalet; vuol dire seguire le lezioni di Mrs Milliment; vuol dire andare a Londra a fare shopping; vuol dire attendere insieme a Clary che suo padre dia notizie; vuol dire scoprire Edward in situazioni disdicevoli; vuol dire salire sul palco con Louise. Questa enorme famiglia che persiste nella sua personale battaglia contro le avversità. Una volta letta la prima pagina, non se ne può più fare a meno.

Voto: 4/5

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Dell’amore e di altri demoni di Gabriel Garcia Marquez – La recensione

Dell’amore e di altri demoni
Gabriel Garcia Marquez
Mondadori, collana Oscar scrittori moderni
2004
pp. 208

Con Dell’amore e di altri demoni, Gabriel Garcia Marquez torna nella mia sentimentale memoria di lettrice con una storia dal sapore esotico. La storia, ambientata nella Colombia dell’Inquisizione spagnola, vede al centro una giovanissima marchesa, Sierva Maria de Todos Los Angeles, cresciuta a fianco di genitori o del tutto disinteressati a lei – suo padre – o inspiegabilmente rancorosi nei suoi confronti. La scoraggiante situazione familiare la avvicina agli schiavi che dimorano nella sua stessa casa: cresce con loro, impara le loro lingue, abbraccia le loro tradizioni, amalgamandosi ad essi in tutto e per tutto.

Un episodio intacca quella sorta di normalità da adattata in cui vive: viene morsa da un cane rabbioso. Spaventato dalla possibilità che sua figlia muoia, il marchese decide di rivolgersi ad un personaggio quantomai bizzarro, tale dottor Abrenuncio, i cui metodi poco ortodossi fungono da contrappeso ad una personalità di sicuro affascinante. Curare la bambina è compito necessario, e l’unica soluzione paventata – dal vescovo, cui il marchese si rivolge – è quella di rinchiudere la giovane in un convento.

Il cambiamento sconvolge Sierva Maria, tanto più perché la vita all’interno del convento è scandita da continui soprusi da parte delle suore, che la ritengono impossessata dal demonio. A questo punto Marquez ci immerge in quel miscuglio di credenze popolari e magiche tipico della sua letteratura, sviscerando la nuova quotidianità forzata della giovane a ritmo di abitudini e immaginazione, poiché laddove le mura sono troppo alte da essere scavalcate subentra la fantasia, che solo la mente di Sierva Maria avrebbe potuto partorire. Come in uno dei suoi sogni, compare la figura di un giovane prete, Cayetano Delaura, incaricato dal vescovo di occuparsi dell’esorcizzazione. Ciò che accade non può essere raccontato, non da me almeno, e perché svelerei una seconda parte del romanzo a dir poco intensa, e perché non sarei in grado di descrivere il silenzio di quelle pagine, quando al calar del sole non muoiono le speranze, ma la vita si accende di una nuova luce.

Dell’amore e di altri demoni è un racconto che vi consiglio vivamente di leggere, assieme al resto della bibliografia di questo scrittore eccezionale che è Gabriel Garcia Marquez.

Voto: 5/5

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Pastorale americana di Philip Roth – La recensione

Pastorale americana
Philip Roth
Einaudi, collana Scrittori
2013
pp. 472

Pastorale americana. Il sogno americano che si realizza. Seymour Levov è un uomo di successo. Soprannominato “lo Svedese” ai tempi del liceo per il suo aspetto nordico e acclamato da tutti per i suoi meriti sportivi, è cresciuto conducendo una vita che si definirebbe rispettabile: ha preso nelle mani l’attività di famiglia ed è diventato un nome nel mercato di fabbricazione dei guanti, vive a Old Rimrock con una moglie ex Miss New Jersey e una figlia, Merry, vispa e interessata alle questioni del mondo sin dall’età più giovane.

La vita dello Svedese pare scorrere tranquilla finché i problemi del mondo non si affacciano anche all’interno del focolare domestico. La guerra del Vietnam sconvolge l’intera popolazione americana, che assiste sgomenta alle terribili sofferenze che quelle popolazioni stanno subendo a causa dell’intervento militare del loro governo. Merry segue con un’attenzione quasi ossessiva le vicende e se ne fa coinvolgere a tutto tondo. Le sue frequentazioni a New York mentre è adolescente la mettono in contatto con gruppi estremisti che la coinvolgeranno in prima linea nei movimenti di rivolta contro gli Stati Uniti. Seymour Levov deve confrontarsi con un fatto terribile: sua figlia è accusata di aver piazzato una bomba presso lo spaccio della cittadina in cui vivono, causando la morte di un povero innocente. Subito si perdono le sue tracce, e comincia la ricostruzione attenta e meticolosa di Philip Roth, il quale sviscera gli accadimenti che coinvolgono la famiglia Levov mostrando il lato umano più debole, quello degli uomini che tentano disperatamente di fare la cosa giusta per tutta la loro vita e si scontrano poi con la realtà malvagia dei fatti, in cui non importa quanto bene si è fatto perché si è destinati tutti al punto di non ritorno.

Il percorso intrapreso da Seymour verso una consapevolezza completa di sé e di chi lo circonda è tortuoso, difficilissimo: come poter accettare di aver cresciuto una figlia in grado di ammazzare qualcuno? Dove rinvenire un errore nel proprio metodo di educazione? Assillato da domande a cui non troverà necessariamente una risposta, Levov prosegue nel condurre una vita che solo in apparenza è quella di prima. Caduta la maschera, è impossibile tornare indietro.

Con Pastorale americana, Roth racconta un’America piena di contraddizioni, popolata da interessi personali e passioni indomabili che sovrastano i valori tradizionali. Ci svela i segreti più infimi dei suoi personaggi attraverso un punto di vista ben a fuoco. Con questo libro si conoscono gli ebrei e i cattolici, il mondo delle fabbriche e quello delle rivolte fuori dalle fabbriche, emerge un pensiero politico complesso, come complessi sono i tempi cui si riferisce.

Ho trovato Pastorale americana un capolavoro, come nomi ben più illustri del mio hanno già avuto modo di dichiarare in questi anni. Assolutamente imperdibile, per chi non l’abbia ancora letto.

Voto: 5/5

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Caino, di Elisabetta Cametti – La recensione

Caino
Elisabetta Cametti
Cairo editore
pp. 402
2016

Un numero, il 29, ricorrente, quasi come fosse un’ossessione.

Una serie di indizi, sparsi qua e là per coprire una distanza enorme come quella che separa New York da Venezia. E Veronika, protagonista indiscussa dell’ultimo thriller di Elisabetta Cametti, che torna a regalare un libro dalla trama estremamente complessa. Seppure allontanatasi da una realtà che la faceva soffrire e rifugiatasi, come sempre, dietro la sua Reflex, c’è un’indagine con cui Veronika deve confrontarsi, abbandonando la fredda Groenlandia e ritornando a New York, dove una squadra di vecchi e nuovi collaboratori la aspetta per dare un senso alle vittime che Caino sta seminando per la città.

Il nome è esemplare di una condotta malvagia, “un essere umano della peggior specie” – non si dimentichi il ruolo di Caino all’interno della Bibbia, “è il primo assassino della storia, colui che non si è mai pentito e non ha mai chiesto perdono a Dio”. La sua tecnica, esteticamente perfetta, nasconde moventi inimmaginabili.

Ma a costo di compromettere la propria incolumità, Veronika e i suoi compagni non possono evitare di buttarsi nella mischia, per districare una matassa completamente ingrovigliata. L’autrice ha arricchito la trama mozzafiato di dettagli, che non riguardano solo la personalità di personaggi ben tratteggiati ma anche riferimenti al mondo dell’arte, dell’architettura, della storia. Insomma, ha creato una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, con colpi di scena che sarebbe impensabile prevedere.

Caino è un thriller che si lascia leggere e che coinvolge: non è possibile infatti evitare di fare ipotesi su quale possa essere l’identità del killer, o chi sarà a soccombere nella lotta tra bene e male. Non si può non patteggiare per chi si è distinto per coraggio e generosità, davanti a scene raccapriccianti in cui vien fuori l’animo più nero di una mente criminale.

Voto: 3/5

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La tentazione di essere felici, di Lorenzo Marone – La recensione

La tentazione di essere felici
Lorenzo Marone
Longanesi, collana  La Gaja scienza
pp. 272
2015

Cesare Annunziata, settantasette anni sul groppone e moltissimi difetti. È lui il protagonista del romanzo La tentazione di essere felici. Non servono molti giri di parole per capire di che personaggio si tratta: burbero al punto giusto, intollerante verso il resto del mondo, nei cui confronti non pare avere alcun ripensamento. D’altronde, neanche coi suoi figli pare abbia sviluppato negli anni consolidati rapporti di stima ed affetto, quanto piuttosto di rancore o addirittura indifferenza.
Ormai vedovo, Cesare vive da solo nell’appartamento condiviso con la defunta moglie. Di fronte a lui, sullo stesso pianerottolo, la gattara (non c’è il rischio che ci si fraintenda, a riguardo: il nostro immaginario è comune), ficcanaso al punto giusto. Ed è proprio su quello stesso pianerottolo che si svilupperà una trama poco scontata.

Cesare, pur connotato da una serie di problematiche caratteriali, non può che destare la simpatia dei lettori, me compresa, che addirittura leggendo ho rinvenuto in me stessa intolleranze varie nei confronti del genere umano che a ventisette anni di età non dovrei avere.

Un incontro si rivela fondamentale, e per gli sviluppi della trama del libro e per il suo stesso personaggio. Emma, giovane vicina di Cesare, apparentemente introversa, incuriosisce Cesare e non soltanto per il suo invitante aspetto di donna. L’evoluzione del loro rapporto sarà solo l’appiglio per una crescita interiore non indifferente.

La tentazione di essere felici è un libro che mi ha sorpreso, considerando che mi ci sono tuffata senza sapere nulla, se non che aveva obiettivamente riscosso un notevole consenso nel web. Mi ha colpito, strappandomi una lacrima davanti a scene che l’autore ha raccontato senza disperazione ma con grande sentimento; ho riso, parecchio, perché ciascun personaggio proiettava al di fuori delle pagine un’immagine di sé divertente e goffa (gli sketch tra Cesare e il signor Marino sono delle pillole esilaranti che non potranno non farvi sorridere).
E il signor Cesare, nella sua veste arcigna, ha regalato momenti bellissimi, dall’inizio alla fine – e proprio sul finale, troverete pagine… di quelle che vanno sottolineate e ricordate.

Voto: 4/5

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#Giveaway Thebookworm Christmas edition!

Buonasera lettori!
Vi chiedevate se avessi in serbo qualcosa per voi? Ebbene sì, ho pensato ad un giveaway natalizio (la grafica dovrebbe aiutare) mettendo in palio una copia di Delfini, romanzo di Banana Yoshimoto. delfini
Si tratta di una lettura a cui associo un’empatia speciale, che mi ha fatto conoscere un’autrice a cui sono ormai da anni affezionata.

La storia di Kimiko, il suo incontro con Goro. La convinzione che non potrà proseguire.
Un viaggio, un allontanamento da Tokio, l’incontro con Mami. E la scoperta di essere incinta.
Il libro è molto più di questo, è un viaggio alla scoperta dell’emotività.

PER PARTECIPARE:
– Iscriversi come lettori fissi al blog
– Seguirmi su facebook con un like alla pagina Thebookworm
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Il giveaway durerà sino al 31 dicembre 2016.
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Dalle rovine, di Luciano Funetta – Le recensioni

Dalle rovine
Luciano Funetta
Tunuè, collana Narrativa
2015
pp. 184

Sin dalle prime pagine di Dalle rovine conosciamo Rivera, uomo sicuramente atipico, fosse solo per la sua collezione di serpenti che custodisce gelosamente in una delle stanze del suo appartamento. Il collezionismo, di per sé, non rappresenterebbe una stranezza caratteriale; ma una descrizione più approfondita della vita domestica del protagonista rivela un particolare a dir poco sconvolgente, che riguarda il rapporto che costui ha coi suoi serpenti: un rapporto sessuale.

Entrati a conoscenza della segretezza della sua vita, piombiamo dall’inizio in un’atmosfera che definire surreale sarebbe un eufemismo. Rivera ha filmato uno dei suoi rapporti con le bestie, e l’ha consegnato al gestore di un cinema pornografico che continua ad avere un posto sul mercato. L’ingresso di un documento di quel tipo all’interno del mondo della pornografia catapulta Rivera sotto le luci dei riflettori, scatenando una curiosità talvolta macabra nei confronti della sua persona. Tra tutti coloro che restano colpiti da quanto hanno visto, un uomo in particolare entra in contatto con lui, rappresentando quel momento chiave all’interno della trama dopo cui non si può più tornare indietro. Si tratta di Alexandre Tapia, uomo enigmatico che pare custodisca segreti che non possono essere rivelati ma che potrebbero cambiare la vita di chiunque ne venga  a conoscenza.

Davanti ad una trama dai contorni poco nitidi, in cui è difficile scindere la realtà dal sogno – o meglio, dall’incubo, dall’allucinazione – Luciano Funetta si cala all’interno di un’opera che definirei originale, ma offenderei l’autore e il libro stesso, perché si pone ad un livello superiore all’originalità. In un mondo spiritato si muovono figure macabre, schiave di demoni interiori, che oscillano tra la pazzia e uno stato di illuminazione mentale incomprensibile per la gente comune. In un contesto come questo, perdersi è quasi d’obbligo, con risultati che fanno paura. 
Dalle rovine e tutto questo, ma anche molto altro. Immagino che per la sua “inconsistenza” possa essere interpretato da ciascun lettore in un modo diverso. Per quel che riguarda me, ha sortito un effetto allucinatorio, quasi: anch’io, mentre leggevo, ero per le strade di Barcellona a parlare di storie che non sono mai accadute, anch’io all’interno di quella casa, inghiottita dalle tenebre, anch’io confusa.

Suggeritissimo.

Voto: 4/5

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La sposa giovane, di Alessandro Baricco – Le recensioni

La Sposa giovane
Alessandro Baricco
Feltrinelli editore, collana Universale economica
2016
pp. 183

Un giorno, apparentemente lontano rispetto a noi, una donna bussa alla porta di un’elegante residenza fuori città: è la Sposa giovane, arrivata a riscuotere la promessa che anni prima le era stata fatta, sposare il Figlio. Il Padre, la Madre, e tutti gli altri componenti di una famiglia di sicuro diversa dal normale, non possono che accoglierla tra quelle mura che custodiscono un non so che di raro, anche esotico, qualcosa di unico.

A partire da questo ingresso nella scena, Alessandro Baricco ci introduce all’interno di una storia che non ha storia né tempo, come se fosse impalpabile. Come impalpabili sono i personaggi che la abitano. Ciascuno di loro è schiavo di un credo profondo, che li ha guidati nelle loro esistenze fuori dal comune. La stranezza che li contraddistingue è fatta di un’eccitazione diurna e di un terrore notturno: i loro umori si alternano così come il sole si sposta in cielo in un ritmo che pare scandito all’unisono, per tutti, nell’attesa del Figlio, del quale non si hanno però più tracce. La Sposa giovane si adegua così a quegli stessi ritmi incessanti di attesa, che si traducono in un meccanismo che scava ed erode dentro se stessa alla scoperta di un’intimità che non conosceva affatto.

Se il libro rispettasse questa trama senza storpiature, potrei concludere la mia recensione con un giudizio positivo. Ci sono ingredienti buoni a sufficienza perché non ci si sprechi per ulteriori spiegazioni. Ma evidentemente non è così. Baricco ha osato, ha scelto di spingersi più avanti rispetto a quanto aveva fatto in pubblicazioni precedenti. Innanzitutto lo stile, che ho trovato ampolloso e artificiale: pur riconoscendogli l’intento di rendere fuori da ogni schema la narrazione, ha esagerato, creando una prosa del tutto innaturale, che non si può giustificare neanche in virtù dei contenuti che veicola. In secondo luogo, il punto di vista dell’intero La Sposa giovane è fasullo, cambia di continuo confondendo il lettore, che non soltanto è così costretto ad accettare le continue intrusioni dello scrittore nella storia – intrusioni che non hanno alcun senso logico -, ma deve anche capire lo sdoppiamento narrativo della protagonista, le cui parole sono presentate talvolta in prima talvolta in terza persona.

Il mio ritorno a Baricco ha deluso, purtroppo.

Voto: 1/5

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Gilmore girls – Il ritorno

Le abbiamo attese, abbiamo desiderato che tornassero a raccontarci le loro storie. Fremevamo dalla voglia di scoprire se quel matrimonio ci sarebbe stato, se finalmente Lorelai avrebbe potuto pronunciare quel Sì. E Rory, le sue ambizioni, i suoi amori: dove l’avrebbero portata?

PER DIECI ANNI.

Gilmore Girls è tornato con una stagione breve, ma intensa. A year in the life, quattro episodi per ciascuna stagione, dall’inverno all’autunno, per chiudere un ciclo che aveva lasciato troppo spazio all’immaginazione.

Ma veniamo al dunque. Ci eravamo lasciate con una separazione fra mamma e figlia: una ricongiunta con Luke, l’altra in partenza per il suo primo lavoro da giornalista dopo Yale. Le ritroviamo cresciute, ma sostanzialmente le stesse, prese dalla loro vita fatta di decisioni e dubbi, caffè, chiacchiere, e una sintonia mai andata perduta. 

La mancanza di nonno Richard è stata sicuramente una grande presenza in questa stagione di Gilmore Girls, non avrebbe potuto essere altrimenti. La sua casa, la sua scrivania, la sua sicurezza non potevano cambiare le cose, specie per Emily, personaggio sul quale gli autori si sono divertiti meravigliosamente. L’evoluzione più bella che potessero inventarsi. Dopo cinquant’anni trascorsi a fianco dello stesso uomo, non si può continuare con quella stessa vita, ed Emily Gilmore infatti non lo fa, rivoluziona se stessa, si mette alla prova, ridisegna il suo futuro altrove, davanti a quella vista immensa che è il mare visto da un faro. Rompe gli schemi, al diavolo le Figlie della Rivoluzione, al diavolo quei perbenismi ipocriti. La vita vera è un’altra cosa, e lei finalmente l’ha capito.

Stars Hollow è sempre avvolta da quella magia, particolare per ogni stagione dell’anno. La neve, i fiori, la piscina, le zucche. I personaggi che la popolano hanno perso poco della loro eccentricità, portano solo i segni del tempo, com’è giusto che sia.

E infine loro: Lorelai e Rory. Perfette in una veste che non invecchia mai. Lorelai, ancora una volta spaventata di fare la scelta sbagliata, di rovinare tutto, ma consapevole di desiderare intimamente solo lui, Luke, il compagno tenace che ti resta a fianco comunque, qualsiasi cosa tu faccia. Il loro matrimonio non poteva mancare, né seguire gli schemi tradizionali. Non si sarebbero goduti la festa, d’altronde. Quella cerimonia così intima eppure così speciale è stato il coronamento dei sogni (ammettetelo!) di tutte noi, che per anni li abbiamo guardati e amati. 

Su Rory spenderò due parole in più, perché l’ho trovata cambiata, maturata. Il finale shock in cui rivela di aspettare in figlio è solo la ciliegina sulla sua torta. È diventata una che osa, che non fa più liste dei pro e dei contro, in parole povere: una che vive. Le sue vicende hanno compiuto il giro completo del cerchio. Logan, il suo Christopher, colui dal quale con molta probabilità aspetta un figlio ma con cui non può stare. E Jess, nella sua silenziosa presenza, io credo sia il suo Luke, colui che non può smettere di amarla. Nonostante non ci sia la parola fine, una conclusione c’è. È la chiusura di quel cerchio di cui parlavo all’inizio. 

Gilmore Girls è il mondo in cui sono cresciuta, rappresenta uno stile di vita. Ed è finito troppo presto.