Un progetto editoriale che conti

Ho pensato a lungo a quale argomento avrei potuto scegliere per il prossimo post, e ho realizzato che negli ultimi tempi il mio interesse  – per la verità non solo il mio – è stato indirizzato verso alcune delle novità editoriali. Non mi riferisco ovviamente agli ultimi libri disponibili per l’acquisto, perché credo che le classifiche siano piuttosto relative, quando si tratta di scegliere la prossima lettura. Mi riferisco invece ad una delle notizie più fresche, quella riguardante Elisabetta Sgarbi, ormai ex direttore editoriale di Bompiani,: la scelta, sicuramente sofferta, è stata quella di lasciare il proprio ruolo perché diventato ormai incompatibile con la sua idea di editoria. Se non lo sapete, vi ricordo che recentemente  RCS Libri aveva accettato la fusione con Mondadori, dando vita alla cosiddetta Mondazzoli. Fondersi con una casa editrice di tale grandezza ha sollevato quindi diverse questioni, culminate nella dipartita di Elisabetta Sgarbi, ma non solo. Tra i volti più rappresentativi ad aver optato per questo, non può non ricevere menzioni speciali Umberto Eco, il quale, motivando la propria presa di posizione, culminata poi nella fondazione della Nave di Teseo, ha dichiarato in un’intervista a Repubblica: 《Perché il progetto è l’unica alternativa alla Settimana Enigmistica, il vero rimedio contro l’Alzheimer》. Alla domanda in cui si chiedeva se fossero dei velleitari, la risposta è stata: 《Peggio, siamo pazzi.》

È chiaro che leggere queste notizie entusiasmi, si tratta pur sempre di scelte coraggiose, che meritano stima per l’importanza che ancora qualcuno attribuisce ad un progetto editoriale. Personalmente credo che non tutti avrebbero avuto la stessa determinazione a correre questo rischio. Però è chiaro che ogni decisione è figlia di un contesto specifico. Ciò che voglio dire è che dev’esserci una grande carriera alle spalle. La Nave di Teseo riserverà per il prossimo anno un catalogo iniziale di cinquanta libri, anche esordienti. Da lettrice,  non vedo l’ora che la macchina cominci a funzionare.

Cambiando prospettiva, diversi sono gli interrogativi. Sono mesi che mi trovo in balia di un mondo del lavoro poco accogliente, e nonostante i miei tentativi di migliorare le mie competenze, mi rendo conto che non avrò competenza alcuna senza un lavoro che mi faccia imparare sul campo. I grandi nomi sono porte sbarrate a prescindere, le piccole case editrici non hanno la possibilità di offrire granché, quindi vien da chiedersi: puoi portare avanti un progetto editoriale solo se ti chiami Umberto Eco? Certo, ci sono metodi alternativi (bisogna pur inventarsi qualcosa), come il crownfunding, vale a dire metodi di finanziamento che si servono di piattaforme accessibili a tutti coloro che abbiano un progetto da proporre è a tutti quelli disposti a offrire il proprio contributo, magari in cambio di una qualche forma di compenso. Talvolta questo sistema si è rivelato efficace – diversi i casi in America di autori capaci di pubblicare il proprio libro in questo modo – ma in Italia a mio parere le prospettive sono scarse poiché l’editoria non è considerata come facente parte di un’industria culturale. Purtroppo per quel che mi riguarda non possono che esserci delle riflessioni, soluzioni ad ora non ne ho. Se dovesse trapelare una certa amarezza, beh.. è giusto così

 

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Autore: giovannanappi89

28 anni. Pugliese trapiantata (temporaneamente?) al nord, in cerca di lavoro in maniera ossessivo compulsiva. Libri ne leggo, film e serie tv ne guardo, affetto ne do e ne ricevo. Mi mancava un blog, e l'ho aperto. Qui vi racconterò delle mie letture, degli eventi più interessanti, delle iniziative in giro per il Paese, sperando di regalarvi un pizzico della passione che da sempre nutro per quel meraviglioso eppure così oscuro mondo della letteratura.

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