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Le recensioni – La banda dei brocchi, di Jonathan Coe

La banda dei brocchi
Jonathan Coe
Feltrinelli, collana Universale Economica
2014

Jonathan Coe è un autore che amo molto, e del quale non mi privo mai. Quando ho iniziato La banda dei brocchi temevo che, a confronto con colossi come La casa del sonno, o La famiglia Winshaw, o ancora con Questa notte mi ha aperto gli occhi, ne sarei rimasta delusa, come spesso accade quando alcuni romanzi acquistano quel carattere di ‘evergreen’ cui restiamo legati per sempre. L’inizio della lettura è stato tentennante, come d’altronde capita con queste storie: è difficile entrare in confidenza con la miriade di personaggi, dei quali nulla può essere tralasciato, poiché ognuno di essi – a suo modo, certo – è un protagonista. Le famiglie coinvolte sono tante, e ciascuna è popolata da madri in cerca di novità, da padri peccatori, e da giovani, anzi giovanissimi che si scontrano con quell’età che da sempre rappresenta la svolta dell’esistenza, l’adolescenza. Le vicende che si svolgono al King William, liceo prestigioso di Birmingham, si intrecciano con la vita inglese degli anni ’70: Coe non può farsi sfuggire l’occasione, per lui inevitabile nei suoi libri, di raccontare uno spaccato di storia e società con arguzia, con lucidità. La bellezza di una prosa a tratti difficile sta nell’offrire un ventaglio di punti di vista, come quando dedica pagine intere a raccontare lo scontro di quegli anni tra sindacati e potere, i continui scioperi degli operai, le manifestazioni conclusesi in bagni di sangue. Di pari passo si sviluppa una trama intrecciata, infarcita di intermezzi nei quali la voce non è più quella fuori campo, ma anzi è un flusso di coscienza cui non si può mettere neanche un punto. E man mano che si procede con la lettura, si impara a conoscere Benjamin, la sua chiusura e il suo affetto per Lois; Claire, e ciò che nascondono i suoi articoli su La bacheca; Doug, e la sua voglia di esprimere un’idea; Philip, e la sua tenacia regolare e costante nel perseguire un obiettivo. Sono loro, ma sono le famiglie a cui appartengono, sono le persone che amano, che odiano, che incrociano per un breve periodo della loro vita; sono ragazzi che stanno imparando a stare al mondo, spesso imbattendosi nella rabbia di un padre, nel dolore di una scomparsa, nell’idea di felicità che si sono creati.
Mentre leggevo questo libro, non mi sono chiesta quando e come si sarebbe concluso, ma mi sono lasciata trascinare fino a che non mi sono imbattuta in questo:

Ci sarà un seguito a La banda dei brocchi, intitolato The closed circle, che riprenderà il racconto alla fine degli anni Novanta.

Per fortuna, avevo con me anche Circolo chiuso, perché quando uno scrittore mi colpisce particolarmente tendo a comprare qualsiasi cosa abbia scritto, anche la lista della spesa, se fosse possibile. Mi sento in dovere di riportarvi quanto ho trovato scritto iniziando il seguito, senza correre il rischio di spoilerare alcunché:

Circolo chiuso è il seguito di un mio precedente romanzo intitolato La banda dei brocchi. Alla fine di questo volume è incluso un riassunto de La banda dei brocchi, per coloro che non lo hanno letto, o che – avendolo letto – lo hanno inspiegabilmente dimenticato.

Perché è così, questo libro non può essere dimenticato.

Voto: 4/5

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Una risposta a "Le recensioni – La banda dei brocchi, di Jonathan Coe"

  1. Pingback: Le recensioni – Circolo chiuso, di Jonathan Coe – thebookworm

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