The Bookworm al Book Pride – Il resoconto

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Ieri è giunta al termine la seconda edizione del Book Pride, la fiera nazionale dell’editoria indipendente. La location che l’ha ospitato è Base, a Milano, nello spazio delle ex acciaierie Ansaldo. Una full immersion nel mondo dell’editoria durato tre giorni.
La sottoscritta ha partecipato alle prime due giornate, di cui vi racconterò all’interno di questo post cercando di riprodurre – se non fedelmente, almeno in maniera adeguata – l’entusiasmo che mi ha accompagnato tra i vari stand esposti e mentre assistevo ad alcuni degli eventi organizzati.
Partiamo dal principio: una volta varcato l’ingresso del primo piano, dedicato alle esposizioni degli editori partecipanti al festival, è stato come entrare nel paese delle meraviglie. Corridoi pieni zeppi di libri, stand che avrei voluto assaltare (cosa che in effetti ho fatto!), e gente preparatissima e brillante. Ho conversato con persone letteralmente ispirate, informate su ciascuno dei tantissimi libri della casa editrice che rappresentava, con una passione in cui non ho potuto non identificarmi. Alcuni nomi li conoscevo già, altri un po’ meno, altri affatto, ma ciascuno di loro aveva qualcosa da dire, non per fini meramente commerciali, ma perché guidati dalla voglia di condividere le proprie conoscenze con i Lettori. Ed è a loro che l’intera fiera è stata dedicata, in fin dei conti, perché – come più volte è stato sottolineato – non esiste il libro senza il lettore.
Avrei acquistato tutti i libri presenti se questo non avrebbe comportato una bancarotta certa, per cui ho dovuto raggiungere un compromesso.

Questi i libri del mio bottino:
Anche noi l’America, di Cristina Henrìquez (NN Editore)
Benedizione, di Kent Haruf (NN Editore)
L’invenzione della madre, di Marco Peano (Minimum Fax)
Etica dell’acquario, di Ilaria Gaspari (Voland Edizioni)
Il viaggio d’inverno, di Amelie Nothomb (Voland Edizioni)
Ho paura torero, di Pedro Lemebel (Marcos y Marcos)

Passiamo adesso agli eventi a cui ho partecipato. Avrei dovuto sdoppiarmi per partecipare a tutti quelli che in qualche maniera mi interessavano, perciò ho fatto una scelta di fondo, cioè mettere da parte le presentazioni per concentrarmi sugli incontri più professionali.

Il primo incontro è stato quello del 1° aprile, alle 17.00, nello Spazio A, dal titolo “Libri e cultura: l’ecosistema è possibile?” moderato da Chiara Valerio, giornalista e scrittrice. Lo spunto di partenza è stato quello offerto dalla fusione Mondadori-Rizzoli, che ha posto in essere un forte interrogativo, vale a dire: è ancora possibile parlare di bibliodiversità? Antonio Manzini, scrittore, ha cercato di raccontare cosa accadrebbe ad un autore in procinto di pubblicare il suo ultimo lavoro se si assistesse ad una concentrazione delle principali case editrici esistenti in Italia (Sull’orlo del precipizio, Sellerio Editore Palermo). I fatti contemporanei, purtroppo, lasciano poco spazio all’immaginazione, e rivelano una “abitudine malsana al monopolio”, che spaventa, perché è lo specchio del mercato editoriale di oggi. Ginevra Bompiani, editore, ha quindi considerato il concetto di equosistema: se un ecosistema è naturale e l’essere umano lo distrugge, è possibile creare una pacifica convivenza tra imprese editoriali diverse? Si tratta di un’utopia?
Con Mondazzoli, si sta assistendo ad una mutazione dell’ecosistema, in cui il pachidermico impone le sue leggi al piccolo. Ma l’editore è un filtro importante di giudizio, che si interpone fra due solitudini, quella dello scrittore e quella del lettore. Le sue scelte incidono sulla cultura di oggi e su quella di domani, per cui andrebbe tutelato e messo nelle condizioni di rispettare il suo ruolo tenendo conto di tre condizioni di riferimento:
– conservare
– inventare
– collaborare.
In Italia si investe poco sulla cultura, e questo dipende anche dai singoli editori, che non si sono battuti abbastanza, troppo focalizzati sulla battaglia dell’uno contro l’altro per fare fronte comune. Ormai sembra che non conti più la parola, ma il volume della voce. Ma la cultura non è una gara a chi urla più forte, e si dovrebbe ridare voce alla parola.
Lidia Ravera, scrittrice e assessore Cultura e politiche giovanili Regione Lazio, può portare la sua esperienza personale. Come fa la legislazione a fare qualcosa per l’editoria? Bisogna montare la guardia rispetto al trend della crescita esponenziale del grande a discapito del piccolo editore. Chiaramente, i soldi producono soldi, e chi non ne ha viene tagliato fuori dal mercato. Sono le istituzioni, quindi, a dover fare qualcosa producendo formazione, piacere e godimento, crescita sociale. Il piccolo editore necessita di un aiuto per uscire dai propri confini e internazionalizzare il proprio lavoro.
Ciò che spaventa è l’omologazione, che vuol dire pensiero unico, espressività unica; nessuno dialettizza più, non ci sono opinioni dissonanti ma la stessa voce per tutti. Il 40% del mercato in mano a Mondazzoli vuol dire correre il rischio di dare il sopravvento alla “mitologia del successo”, in cui tutto è ridotto ad una questione prettamente commerciale, ed ogni valutazione culturale e artistica viene trascurata. Bisognerebbe invece spazzare via l’indistinto, ridare a ognuno il proprio: l’editore non è un industriale, ma un artigiano.
Rosellina Archinto, editore, dopo cinquant’anni dedicati al lavoro editoriale, confessa di non pensare più a far quadrare il bilancio, ma solo a pubblicare libri che hanno attirato il suo interesse e che, dal suo modo di vedere, potrebbero interessare anche il pubblico dei lettori. In epoca di raggruppamenti monopolistici, però, spaventa scegliere di fare l’editore indipendente: è proprio per questo che occorre restare uniti e combattere; la forza sta proprio nella diversità di tutti gli editori indipendenti, e il Book Pride ne è la più bella e lampante testimonianza.

Da amante del cartaceo, ma neo lettrice digitale, ho scelto di seguire l’incontro “Ebook e mercato: quali strategie?“, alle ore 19.00 nella Sala Aleph. Ad intervenire due pionieri dell’editoria digitale in Italia, ovvero Marco Ferrario, a. d. di bookrepublic.it, e Eugenio Trombetta Panigadi, a. d. di ibs.it. Il lavoro di ibs rende possibile, nel nostro Paese, la diffusione di ebook, nella convinzione che un lettore sia un lettore dovunque legga, a prescindere dal supporto. I confronti con l’America sono inevitabili: le librerie offrono alla propria clientela la possibilità di scegliere tra formato cartaceo e formato digitale; gli ebook trovano lì un vero e proprio spazio di esposizione, dando la possibilità di scegliere quello che si preferisce. In Italia, invece, gli ebook sono ordinabili solo online, e spesso le pubblicazioni in entrambi i formati non sono contemporanee (in alcuni casi, il formato ebook è stato pubblicato un anno dopo l’uscita del libro). L’esempio di bookrepublic, piattaforma dedicata agli ebook in via esclusiva, è lampante: Ferrario crede che la lettura è e sarà sempre più digitale, nonostante non vi sia dietro l’adeguata conoscenza di questo strumento. Gli editori hanno visto l’ebook come nemico e hanno scelto di non investire in suo favore, ma è necessario che tutti si interfaccino con questa abitudine e che lo facciano il prima possibile. Una preparazione adeguata vuol dire sapere che i costi di un’editoria digitale non sono indifferenti (anche la distribuzione dei libri digitali comporta delle spese), significa attribuire il giusto valore ad una possibilità che potrebbe avvantaggiare tutti.

Nella seconda giornata, ho optato per l’incontro delle ore 10.00 nella Sala Lilliput, intitolato “Social Customer Service: come trasformare il servizio in un magnete per attrarre e mantenere clienti“, tenuto da Paolo Fabrizio, cui si è affiancato – in una fusione con l’evento successivo – da Alessio Beltrami, il cui intervento è stato dedicato al Content Marketing per generare fiducia nei clienti. I due argomenti si fondono alla perfezione, poiché i contenuti non sono più limitati all’area promozionale ma servono ad aiutare il cliente, a farlo diventare tale, a migliorargli l’esperienza di vita. Le aziende quindi si servono dei social come strumenti di integrazione della propria attività, e devono operare una scelta oculata: non si può pensare di essere presenti su tutti i canali esistenti, perché ci sarebbe una dispersione; occorrerebbe invece fare un’analisi dei propri obiettivi e quindi optare per il/i canale/i più adatti alla propria politica. Sebbene il discorso non abbia affrontato il tema dell’editoria da vicino, le considerazioni a riguardo sono inevitabili: le case editrici sono oggi presenti sui social, alcune seguono una strategia di conoscenza innanzitutto, di promozione in secondo piano, perché il pubblico dei lettori ha il diritto di rapportarsi al lavoro di un editore, considerando che non ne ha mai avuto accesso fino a pochi anni fa. Io stessa ammetto di aver conosciuto alcuni piccoli editori indipendenti grazie al loro lavoro sui canali social, e di essere poi diventata loro lettrice alla luce dei contenuti promossi all’interno delle diverse piattaforme.

Alle ore 12.00, nella Sala Aleph, si è tenuto l’incontro “Modi e forme della promozione della lettura“, con Gioacchino De Chirico, Biblioteche di Roma, Stefano Parise, direttore Settore biblioteche del Comune di Milano, Marco Rossari, scrittore Piccoli maestri, Marco Zapparoli, eduzioni Marcos y Marcos.. Ciascuno dei partecipanti ha portato con sé la propria esperienza, che non può non lasciare un sorriso stampato in faccia, perché ciò che ne è scaturito è un atteggiamento positivo, in cui le iniziative culturali hanno avuto una funzione educativa, di formazione, nei confronti di un pubblico fatto di giovani e adulti. Si è discusso di Book City Milano, e del “patto per la lettura”: la città è innervata dal libro, e si tratta di un momento di enorme visibilità che andrebbe sfruttato anche nel resto dell’anno, non soltanto in corrispondenza dei giorni dell’evento, facendo appello ad editori, lettori, librai, lavorando con continuità per veicolare la lettura nella città metropolitana. Tutto questo è possibile “istruendo” la popolazione ad un coinvolgimento emozionale veicolato dalla lettura, è possibile coinvolgendo le istituzioni scolastiche, insegnando a imparare i luoghi e i mestieri del libro dalla più giovane età.
Altro strumento prezioso è quello dei gruppi di lettura, dovunque sul nostro territorio, che andrebbero conosciuti e aiutati da tutti i mestieranti del libro.
Insomma, le opzioni ci sono e sono molteplici; andrebbero semplicemente conosciute e diffuse.

Potrei continuare a raccontarvi di questo Book Pride all’infinito, perché ha smosso corde che non credevo potessero essere toccate. Quel che mi rimane – e mi auguro rimanga anche a chi leggerà questo (lungo) post – è l’idea di un grandissimo fermento, di cui nel mio piccolo faccio parte quotidianamente. Voi potete dire lo stesso?

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Autore: giovannanappi89

28 anni. Pugliese trapiantata (temporaneamente?) al nord, in cerca di lavoro in maniera ossessivo compulsiva. Libri ne leggo, film e serie tv ne guardo, affetto ne do e ne ricevo. Mi mancava un blog, e l'ho aperto. Qui vi racconterò delle mie letture, degli eventi più interessanti, delle iniziative in giro per il Paese, sperando di regalarvi un pizzico della passione che da sempre nutro per quel meraviglioso eppure così oscuro mondo della letteratura.

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