Canto della pianura, di Kent Haruf – Le recensioni

Canto della pianura
Kent Haruf
NN Editore, Trilogia della pianura
2015

Con Canto della pianura si ritorna nella cittadina di Holt, paese americano protagonista del primo dei tre libri della Trilogia della pianura, Benedizione. Sebbene i due libri siano stati scritti in anni diversi e Benedizione (che compare pubblicato come primo) sia in realtà l’ultimo dei tre ad esser stato scritto da Haruf, per la sottoscritta è inevitabile, per raccontarvi di questo, citarvi l’altro, non fosse che per i tratti che li differenziano.
Come ho già avuto modo di esprimere, Benedizione è un romanzo che si occupa di tematiche forti, legate ad una vita che sta per spegnersi, ad una fase di maturità cui inevitabilmente si giunge durante la vecchiaia. Ma è un libro delicato, nonostante le tematiche dolorose che narra; è un libro che parla di occasioni mancate, di rimpianti, ma lo fa in un modo straordinariamente nuovo per i miei occhi di lettrice: il tono è pacato, ma non rassegnato, è permeato da un’accettazione di fondo di un destino che, in un modo o nell’altro, tocca a tutti.
Canto della pianura è un libro diverso, per tantissimi motivi. Innanzitutto per la trama. Molti sono i personaggi di Holt di cui Haruf racconta, e ciascuno di loro ha un approccio diverso nei confronti della vita: perché in fondo è di vita vissuta che qui si parla. La storia di Victoria Roubideaux, diciassettenne che si trova ad affrontare da sola il peso di una gravidanza, è solo uno dei fili conduttori del libro. Il suo incontro inaspettato – e inizialmente indesiderato – con i fratelli McPheron è decisivo, per ciascuna delle parti coinvolte. Questi due uomini meritano un commento a parte, poiché risultano essere tra i personaggi migliori di cui abbia mai letto in qualsiasi libro, contemporaneo o meno che sia: contadini, allevatori, lavoratori da sempre, si imbattono in una chioma nera e in un pancione, e decidono di mettersi in gioco.

Oh, so che sembra una pazzia, disse lei. Suppongo lo sia. Non so. E neppure mi importa. Ma quella ragazza ha bisogno di qualcuno e sono pronta a fare qualsiasi cosa. Ha bisogno di una casa per questi mesi. E anche voi – sorrise – dannati vecchi solitari, avete bisogno di qualcuno. Qualcuno o qualcosa di cui prendervi cura, per cui preoccuparvi, oltre a una vecchia vacca fulva. C’è troppa solitudine qui. Prima o poi morirete senza aver avuto neppure un problema in vita vostra. Non del tipo giusto, comunque. Questa è la vostra occasione.

Avrebbero potuto evitarlo, abituati come sono a ritmi scanditi dal lavoro, dalle mansioni, dai silenzi grazie ai quali riescono ad intendersi senza l’obbligo di parlarsi; eppure, nonostante tutto, rischiano e intraprendono un nuovo capitolo delle loro esistenze. La profonda dolcezza umana che trapela dalle loro storie è a tratti commuovente. Essa trapela da piccoli dettagli, da gesti che non possono passare inosservati.
Ma Canto della pianura non è solo questo. Continua quell’inesorabile racconto di una quotidianità che sembra libera da ogni tempo e ogni luogo, come sospesa in un mondo parallelo in cui esistono insegnanti, presidi, famiglie, bambini, bulli; un mondo in cui ciò che accade ogni giorno si incastra tra quello che è già successo senza sbavature; un mondo in cui si sbaglia, ma si va’ avanti.
Ho sicuramente trovato più confortante questo libro rispetto al primo, con degli orizzonti più alti. Kent Haruf regala una narrazione rarissima, mai fuori luogo, sempre esatta, che si parli di zootecnia o delle paure di una giovane donna.

Voto: 4/5

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Autore: giovannanappi89

28 anni. Pugliese trapiantata (temporaneamente?) al nord, in cerca di lavoro in maniera ossessivo compulsiva. Libri ne leggo, film e serie tv ne guardo, affetto ne do e ne ricevo. Mi mancava un blog, e l'ho aperto. Qui vi racconterò delle mie letture, degli eventi più interessanti, delle iniziative in giro per il Paese, sperando di regalarvi un pizzico della passione che da sempre nutro per quel meraviglioso eppure così oscuro mondo della letteratura.

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