Crepuscolo, di Kent Haruf – Le recensioni

Crepuscolo
Kent Haruf
NN Editore, Trilogia della pianura
2016

La vita nella cittadina di Holt, Colorado, va avanti. Crepuscolo, ultimo libro della Trilogia della pianura, traccia una linea non di interruzione, ma di prosecuzione con Canto della pianura. Riporta tra le pagine alcuni dei personaggi cui i lettori non avevano potuto evitare di affezionarsi nel volume precedente: ritrovare Victoria con la sua piccola ma già cresciuta Katie è stato piacevole, e assieme a loro i fratelli McPheron, due perle antiche ma ancora preziose che lo scrittore ha sottoposto ad uno stravolgimento che mai avrei immaginato.
A Holt vive anche DJ, giovane ragazzo rimasto orfano, con suo nonno, uomo apparentemente burbero ma a suo modo buono. All’interno di Crepuscolo, però, veniamo introdotti in una nuova sfaccettatura della vita, dai contorni più cupi: la cattiveria e la durezza di alcuni personaggi assume immagini dure, conduce a vicende talvolta tragiche, guidate dall’egoismo, dall’incapacità di alcuni esseri umani di scegliere la strada, talvolta più ardua, della bontà.
DJ instaura un rapporto speciale con Dena, una delle due figlie della vicina, donna sola, disorientata di fronte a questa solitudine, spesso incapace di combatterla nel modo giusto. E poi ci sono Joy Rae e suo fratello Richie, la roulotte in cui vivono assieme a due genitori in perenne difficoltà, inadeguati quando si tratta di proteggere i propri bambini dalla cattiveria del mondo, che può nascondersi molto vicino, più di quanto si crederebbe.
Le storie di ognuno di questi personaggi si incrociano e creano una trama fitta, più dei precedenti romanzi della trilogia. Ma ciò che emerge è sempre quel tono piano e delicato che accompagna ciascuna di queste nel loro svolgimento.
Le vicende di Holt hanno un comune denominatore, che qui si rivela in tutto il suo insegnamento, ovvero la maturità che pervade ogni esistenza, nella convinzione che anche dinanzi ad una tragedia piangersi addosso è un passaggio a volte inevitabile ma nella maggior parte dei casi inutile; la bellezza risiede proprio nella capacità di rimboccarsi le maniche, reinventare se stessi e proseguire nel proprio cammino tra le strade desolate di una città che potrebbe essere dovunque.

Nello stesso momento, nella contea di Holt, Raymond era ormai completamente solo nella vecchia casa di campagna grigia. Non gli era rimasto nessuno con cui parlare. Iniziò a sentire la mancanza della ragazza non appena se ne fu andata. Gli mancava il fratello. Era come se non sapesse dove guardare o cosa pensare. Ogni giorno si sfiniva di lavoro e la sera tornava a casa esausto, troppo stanco per farsi da mangiare, quindi si scaldava del cibo in scatola. Fuori il vento soffiava costantemente e dagli alberi arrivava il canto degli uccelli, e di tanto in tanto si sentivano anche il muggito del bestiame e il nitrito improvviso dei cavalli, tutti rumori che arrivavano dai pascoli e dai recinti e di sera giungevano in casa. Raymond non aveva altro da ascoltare o a cui prestare attenzione. Non accendeva la radio. Alla televisione si limitava a guardare il notiziario delle dieci e le previsioni del tempo per l’indomani.

Mi piace pensare che ognuno di noi sia in grado, così come Raymond, di superare con enorme dignità le difficoltà che ineluttabili si riversano sulla nostra vita. E al termine di una trilogia che ha significato così tanto, non posso che restare con un sorriso, anche se solo accennato, e augurarmi che le vite di Raymond, Victoria, Guthrie, Dena, DJ, e di tutti gli altri proseguano nel loro quotidiano splendore anche se non ci sarà più nessuno a raccontarle.

Voto: 4/5

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Autore: giovannanappi89

28 anni. Pugliese trapiantata (temporaneamente?) al nord, in cerca di lavoro in maniera ossessivo compulsiva. Libri ne leggo, film e serie tv ne guardo, affetto ne do e ne ricevo. Mi mancava un blog, e l'ho aperto. Qui vi racconterò delle mie letture, degli eventi più interessanti, delle iniziative in giro per il Paese, sperando di regalarvi un pizzico della passione che da sempre nutro per quel meraviglioso eppure così oscuro mondo della letteratura.

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