L’invenzione della madre, di Marco Peano – Le recensioni

L’invenzione della madre
Marco Peano
minimum fax, collana Nichel
2015

Ogni giorno, col pensiero, Mattia inventa per sua madre nuove vite: lui che da lei è nato, lui che da lei è stato inventato, la fa costantemente rinascere perché possa continuare a esistere, almeno dell’invenzione. Perché sa bene che quando anche il padre non ci sarà più, nessuno potrà ricordare ciò che lei è stata.

Questa citazione è un po’ il cardine della storia di cui sto per parlarvi.
Mattia, figlio e fidanzato, ragazzo e uomo, ripercorre per bocca dello scrittore gli ultimi dieci anni della sua vita trascorsi ad accompagnare sua madre in un percorso disperato che la condurrà alla morte. Non vi arrabbierete per quanto appena detto, perché il destino infausto destinato ad una donna poco più che cinquantenne affetta da metastasi è chiaro sin da subito nel libro. Questa storia è fatta di vite che si plasmano e assumono le forme che il cancro decide, è fatta di un figlio che vota se stesso affinché la morte sia scongiurata in qualche modo. Un cammino pieno di finte riprese e ostacoli spesso insormontabili è costellato di episodi materiali, di esperienze futili ma che si caricano di un significato incomprensibile per chi ha avuto il lusso di non vivere sulla propria pelle un dramma simile.

Nell’approcciarmi ad libro, qualunque esso sia, parto con una predisposizione di fondo nei suoi confronti, affinché ciò che leggerò non possa sembrarti estraneo, sebbene sia stato scritto a prescindere da me. Proprio per questo, io credo di aver impedito inconsciamente a me stessa che questo patto non detto si ripresentasse: non ho creato alcuna vicinanza empatica con Mattia, né con suo padre, men che meno con sua madre. Ho letto una storia che vedevo staccata da me, probabilmente perché alcuni argomenti sono troppo dolenti anche per le persone più sensibili come la sottoscritta, e ho voluto a mio modo esorcizzare il tutto. I pareri che hanno consigliato la mia scelta per questo libro edito da minimum fax erano stati travolgenti, mi era stato detto che avrei pianto, mi sarei commossa nel profondo. Eppure questo non è successo, e mi chiedo se l’inadeguatezza del mio stato d’animo di fronte a questo libro non sia stato – chissà? – uno degli obiettivi di Marco Peano mentre scriveva.
Che siate teneri di cuore, o cuor di leone, questo libro è unico, in entrambe le accezioni cui si può pensare.

Voto: 3/5

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Autore: giovannanappi89

28 anni. Pugliese trapiantata (temporaneamente?) al nord, in cerca di lavoro in maniera ossessivo compulsiva. Libri ne leggo, film e serie tv ne guardo, affetto ne do e ne ricevo. Mi mancava un blog, e l'ho aperto. Qui vi racconterò delle mie letture, degli eventi più interessanti, delle iniziative in giro per il Paese, sperando di regalarvi un pizzico della passione che da sempre nutro per quel meraviglioso eppure così oscuro mondo della letteratura.

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