Recensioni

Caino, di Elisabetta Cametti – La recensione

Un numero, il 29, ricorrente, quasi come fosse un’ossessione.

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Una serie di indizi, sparsi qua e là per coprire una distanza enorme come quella che separa New York da Venezia. E Veronika, protagonista indiscussa dell’ultimo thriller di Elisabetta Cametti, che torna a regalare un libro dalla trama estremamente complessa. Seppure allontanatasi da una realtà che la faceva soffrire e rifugiatasi, come sempre, dietro la sua Reflex, c’è un’indagine con cui Veronika deve confrontarsi, abbandonando la fredda Groenlandia e ritornando a New York, dove una squadra di vecchi e nuovi collaboratori la aspetta per dare un senso alle vittime che Caino sta seminando per la città.

Il nome è esemplare di una condotta malvagia, “un essere umano della peggior specie” – non si dimentichi il ruolo di Caino all’interno della Bibbia, “è il primo assassino della storia, colui che non si è mai pentito e non ha mai chiesto perdono a Dio”. La sua tecnica, esteticamente perfetta, nasconde moventi inimmaginabili.

Ma a costo di compromettere la propria incolumità, Veronika e i suoi compagni non possono evitare di buttarsi nella mischia, per districare una matassa completamente ingrovigliata. L’autrice ha arricchito la trama mozzafiato di dettagli, che non riguardano solo la personalità di personaggi ben tratteggiati ma anche riferimenti al mondo dell’arte, dell’architettura, della storia. Insomma, ha creato una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, con colpi di scena che sarebbe impensabile prevedere.

Caino è un thriller che si lascia leggere e che coinvolge: non è possibile infatti evitare di fare ipotesi su quale possa essere l’identità del killer, o chi sarà a soccombere nella lotta tra bene e male. Non si può non patteggiare per chi si è distinto per coraggio e generosità, davanti a scene raccapriccianti in cui vien fuori l’animo più nero di una mente criminale.

Caino
Elisabetta Cametti
Cairo editore
pp. 402
2016

Voto: 3/5

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