Pastorale americana di Philip Roth – La recensione

Pastorale americana. Il sogno americano che si realizza.

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Seymour Levov è un uomo di successo. Soprannominato “lo Svedese” ai tempi del liceo per il suo aspetto nordico e acclamato da tutti per i suoi meriti sportivi, è cresciuto conducendo una vita che si definirebbe rispettabile: ha preso nelle mani l’attività di famiglia ed è diventato un nome nel mercato di fabbricazione dei guanti, vive a Old Rimrock con una moglie ex Miss New Jersey e una figlia, Merry, vispa e interessata alle questioni del mondo sin dall’età più giovane.

La vita dello Svedese pare scorrere tranquilla finché i problemi del mondo non si affacciano anche all’interno del focolare domestico. La guerra del Vietnam sconvolge l’intera popolazione americana, che assiste sgomenta alle terribili sofferenze che quelle popolazioni stanno subendo a causa dell’intervento militare del loro governo. Merry segue con un’attenzione quasi ossessiva le vicende e se ne fa coinvolgere a tutto tondo. Le sue frequentazioni a New York mentre è adolescente la mettono in contatto con gruppi estremisti che la coinvolgeranno in prima linea nei movimenti di rivolta contro gli Stati Uniti. Seymour Levov deve confrontarsi con un fatto terribile: sua figlia è accusata di aver piazzato una bomba presso lo spaccio della cittadina in cui vivono, causando la morte di un povero innocente. Subito si perdono le sue tracce, e comincia la ricostruzione attenta e meticolosa di Philip Roth, il quale sviscera gli accadimenti che coinvolgono la famiglia Levov mostrando il lato umano più debole, quello degli uomini che tentano disperatamente di fare la cosa giusta per tutta la loro vita e si scontrano poi con la realtà malvagia dei fatti, in cui non importa quanto bene si è fatto perché si è destinati tutti al punto di non ritorno.

Il percorso intrapreso da Seymour verso una consapevolezza completa di sé e di chi lo circonda è tortuoso, difficilissimo: come poter accettare di aver cresciuto una figlia in grado di ammazzare qualcuno? Dove rinvenire un errore nel proprio metodo di educazione? Assillato da domande a cui non troverà necessariamente una risposta, Levov prosegue nel condurre una vita che solo in apparenza è quella di prima. Caduta la maschera, è impossibile tornare indietro.

Con Pastorale americana, Roth racconta un’America piena di contraddizioni, popolata da interessi personali e passioni indomabili che sovrastano i valori tradizionali. Ci svela i segreti più infimi dei suoi personaggi attraverso un punto di vista ben a fuoco. Con questo libro si conoscono gli ebrei e i cattolici, il mondo delle fabbriche e quello delle rivolte fuori dalle fabbriche, emerge un pensiero politico complesso, come complessi sono i tempi cui si riferisce.

Ho trovato Pastorale americana un capolavoro, come nomi ben più illustri del mio hanno già avuto modo di dichiarare in questi anni. Assolutamente imperdibile, per chi non l’abbia ancora letto.

Pastorale americana
Philip Roth
Einaudi, collana Scrittori
2013
pp. 472

Voto: 5/5

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Autore: giovannanappi89

28 anni. Pugliese trapiantata (temporaneamente?) al nord, in cerca di lavoro in maniera ossessivo compulsiva. Libri ne leggo, film e serie tv ne guardo, affetto ne do e ne ricevo. Mi mancava un blog, e l'ho aperto. Qui vi racconterò delle mie letture, degli eventi più interessanti, delle iniziative in giro per il Paese, sperando di regalarvi un pizzico della passione che da sempre nutro per quel meraviglioso eppure così oscuro mondo della letteratura.

3 thoughts on “Pastorale americana di Philip Roth – La recensione”

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