Le nostre anime di notte, Kent Haruf – La recensione

Con Le nostre anime di notte, Kent Haruf ci riporta nella cittadina americana di Holt. Chiunque si sia imbattuto nella penna di Haruf e abbia letto la Trilogia della pianura, non può aver provato un certo brivido nel ritrovare quelle strade così familiari, e quell’atmosfera di delicato disincanto caratteristica dei suoi libri.

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Tutto ha inizio con una proposta che Addie Moore fa a Louis Waters: «Mi chiedevo se ti andrebbe qualche volta di venire a dormire da me». Louis, spiazzato dall’audacia di una donna che conosce da anni ma con la quale non ha mai approfondito nessun rapporto che non fosse di buon vicinato, decide di rifletterci comunque. Entrambi sono vedovi e vivono in solitudine d’altronde, e questa scossa alla quotidianità non può che stuzzicare Louis.

Prende piede, così, una nuova consuetudine: i due intraprendono questa strana relazione, che si svolge rigorosamente di notte, almeno agli inizi. Due persone apparentemente distanti che scoprono di condividere in realtà un’interiorità rimasta assopita per tanto tempo. Troppo. La notte diventa loro complice, e quando la città si spegne e tutti smettono di lavorare, Louis si inoltra nell’oscurità con il suo sacchetto – pigiama e spazzolino – e bussa alla porta di Addie. Quelle notti si affollano, una dietro l’altra, fornendo un riparo alle difficoltà che la vita inevitabilmente ha riservato loro: i dolori di un matrimonio che non ha regalato soltanto gioie, il dramma di un lutto, la consapevolezza di non aver avuto aspirazioni o l’amara consapevolezza di averle lasciate andare.

Le nostre anime di notte è un racconto malinconico, in cui anche i momenti di felicità sono macchiati da una specie di presentimento, come se noi lettori – assieme a Addie e Louis – sapessimo in fondo che qualcosa può sempre accadere. Ma, nonostante questa sensazione, la narrazione non sfocia mai in compatimenti e disperazione, anzi. C’è una serenità, quella che ti porta ad affrontare le sofferenze con profonda saggezza, che permea ogni gesto e ogni parola, che è tipica di Haruf e che lo contraddistingue da chiunque altro abbia mai letto finora.

Kent Haruf è quello scrittore che, nella semplicità di un linguaggio sempre asciutto, scrive cose come queste:

Addie spense la luce. Dov’è la tua mano?
Proprio qui accanto a te, dove sta sempre.

Ed è subito amore.

Le nostre anime di notte
Kent Haruf
NN editore
2017
pp. 176

Voto: 5/5

 

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Autore: giovannanappi89

28 anni. Pugliese trapiantata (temporaneamente?) al nord, in cerca di lavoro in maniera ossessivo compulsiva. Libri ne leggo, film e serie tv ne guardo, affetto ne do e ne ricevo. Mi mancava un blog, e l'ho aperto. Qui vi racconterò delle mie letture, degli eventi più interessanti, delle iniziative in giro per il Paese, sperando di regalarvi un pizzico della passione che da sempre nutro per quel meraviglioso eppure così oscuro mondo della letteratura.

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