Pomodori verdi fritti, di Fannie Flag – La recensione

Pomodori verdi fritti, così buoni si mangiano soltanto al Caffè di Whistle Stop. È Ninny Threatgood a raccontarlo, così come ci racconterà la storia di quel piccolo paese dell’Alabama, che una volta faceva da scalo ferroviario.

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Siamo nel 1986, nella casa di cura di Rose Terrace, dove la signora Threatgood è ricoverata assieme alla sua amica, la signora Otis, per farle compagnia finché non si adatterà al nuovo domicilio. Una delle tante domeniche preposte alle visite dei familiari, Evelyn sta accompagnando suo marito Ed a trovare sua madre, ricoverata anch’essa a Rose Terrace, e si imbatte accidentalmente in una delle chiacchiere che la signora Threatgood sta facendo in memoria dei tempi andati. Inizierà tra le due un viaggio alla scoperta di Whistle Stop, dove è cresciuta all’interno di casa Threatgood, a fianco di personaggi indimenticabili.

Pomodori verdi fritti è il racconto di una cittadina d’altri tempi, tempi in cui le differenze razziali pesavano come macigni ma che lasciavano sperare in sprazzi di luce grazie a quel caffè, punto di incontro di disperati e attempati; e grazie a persone speciali come Idgie Threatgood, “l’incantatrice di api” che tutti amarono. Ninny ci accompagna alla scoperta di una famiglia generosa, che affronta il lutto con coraggio, e di Idgie, acerba e spregiudicata ragazzina incapace di sottostare alle regole: la vediamo crescere, di capitolo in capitolo, la vediamo affrontare situazioni in cui spesso si infila con tutte le scarpe, e la vediamo innamorarsi. L’arrivo di Ruth a Whistle Stop sconvolge la sua esistenza in tutti i modi possibili. La sua bellezza è incantevole ma riservata, e Idgie ne sarà stregata sin da subito.

Quel che leggiamo è la storia di come Idgie e Ruth hanno superato le avversità, a modo loro. Ma sarebbe riduttivo se considerassimo Pomodori verdi fritti un romanzo d’amore: è un romanzo che racconta le avversità, che racconta il modo di cavarsela quando non c’è cibo sulle proprie tavole o quando un incidente ti porta via un braccio. È un inno alla vita, che sarebbe inutile senza autoironia.

La particolarità del libro di Fannie Flag sta non soltanto nella struttura del testo, che ci permette di passare dal 1986 agli anni ’30 senza sforzo, ma anche nella molteplicità dei punti di vista: i bollettini di Dot Weems e le sue esilaranti disavventure con suo marito strappano un sorriso (chi non ha mai conosciuto una signora così nel proprio paesello di provincia?).

Evelyn merita una menzione a parte, per la delicatezza di un personaggio che ho trovato estremamente onesto, e tenero come pochi. Da signora grassottella cresciuta a suon di privazioni per la paura di essere giudicata, affronta un percorso di maturazione che auspicherei per me stessa. Le parole della signora Threatgood diventano il suo pane quotidiano, lo stimolo a migliorarsi e a scacciare quegli inutili fantasmi dal proprio armadio. I loro momenti di condivisione – di cibo, di storie, di consigli – mi hanno commosso.

Pomodori verdi fritti vuol dire tante cose, una fra queste che:

«C’è qualcos’altro che devi sempre ricordare. Ci sono persone magnifiche su questa terra, che se ne vanno in giro travestite da normali esseri umani. Non scordarlo mai, Stump, hai capito?»

Pomodori verdi fritti al Caffè di Whistle Stop
Fannie Flag
Rizzoli, BUR Biblioteca Universale
Edizione 2000

Voto: 5/5

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Autore: giovannanappi89

28 anni. Pugliese trapiantata (temporaneamente?) al nord, in cerca di lavoro in maniera ossessivo compulsiva. Libri ne leggo, film e serie tv ne guardo, affetto ne do e ne ricevo. Mi mancava un blog, e l'ho aperto. Qui vi racconterò delle mie letture, degli eventi più interessanti, delle iniziative in giro per il Paese, sperando di regalarvi un pizzico della passione che da sempre nutro per quel meraviglioso eppure così oscuro mondo della letteratura.

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