IT, Stephen King | la recensione

In occasione dei settantanni di Stephen King, ho scelto di convertirmi a uno degli autori più amati di sempre. Con risultati poco soddisfacenti, però.

IT è il capolavoro di Stephen King pubblicato per la prima volta nel 1986 e diventato un cult, nonostante la vita relativamente breve del romanzo.

IT

Ultimamente se ne sta parlando molto, soprattutto per l’imminente uscita di un nuovo rifacimento cinematografico ad esso ispirato. Ho deciso così di prendere questo impegno, nonostante la sua mole. La mia edizione conta 1238 pagine, mica bruscolini insomma.

La storia raccontata è quella di sette ragazzi. Vivono a Derry, nel Maine, e conducono delle esistenze abbastanza ordinarie. Ciascuno di loro ha a che fare con problemi tipici della loro età, come l’evitare di trovarsi faccia a faccia con il bullo della scuola, il trascorrere del tempo e la necessità di trovare un modo di impiegarlo, le prime cotte, ecc.

Peccato che Derry non sia la tipica cittadina americana: essa cela una natura oscura, che allunga i suoi artigli su giovani vittime depredandole della loro stessa giovinezza. Si tratta di IT, o Pennywise, la cui prima manifestazione nella storia avviene nel 1957. Il piccolo Georgie Denbrough, in una piovosa giornata di ottobre, sta giocando con una barchetta che suo fratello Bill gli ha fabbricato, facendola correre lungo i fiumiciattoli che si sono creati lungo la strada a causa della pioggia. Mentre cerca di recuperare la barca, finita in un tombino per la corrente, viene chiamato da It, il quale lo attira a sé in una morsa mortale.

Nel 1958, per sfuggire al bullo Henry Bowers, Ben Hanscom capita nelle lande dei Barren, in riva al Kenduskeag. Qui fa la sua conoscenza con Bill, la cui balbuzie lo precede, e con Eddie Kaspbrak e il suo inalatore.

A loro si uniscono Stan Uris, Richie Tozier, Beverly Marsh e, per ultimo, Mike Hanlon.

Ciascuno di loro ha avuto un assaggio di IT, un incontro ravvicinato con lui, e la consapevolezza che quel gruppo – il club dei Perdenti, come viene chiamato – si sia composto per una ragione e non per caso è comune.

Stephen King non è l’ultimo degli scrittori, e il fatto è lampante per due ragioni di motivi. La prima riguarda la struttura del romanzo. King orchestra una storia che si svolge, parallelamente, tra 1958 e 1985. Propone quindi, da una parte, le vicende che interessarono dei ragazzini spaventati eppure uniti da una forza invisibile contro It; dall’altra, degli uomini e donne cresciuti, adulti, con famiglia (alcuni) e una carriera ben affermata (quasi tutti) che si ritrovano a Derry dopo tutti quegli anni in virtù di una promessa fatta da piccoli di cui non ricordano praticamente nulla.

Se le cose restassero su questo piano, non ci sarebbe da sorprendersi. Ma King complica ulteriormente le cose scompigliando l’ordine di narrazione, inserendovi elementi e fatti che lui solo sa saranno utili alla storia ma che inevitabilmente confondono un lettore che si trova davanti un tomo di quelle dimensioni.

Insomma, racconta i fatti secondo una logica tutta particolare, dando per scontato che chi sta leggendo arriverà alla fine per capire ogni elemento e riporlo al suo posto. Su questa stessa linea d’onda, non svela mai ciò che invece il lettore brama di sapere. Fino all’ultimo capitolo c’è qualcosa che si è riservato di celare, e la cosa è allo stesso tempo snervante e geniale.

L’altra ragione di cui parlavo è invece più legata alla lingua, allo stile. Pur non avendolo letto in originale, la traduzione mi è bastata per capire la grandissima padronanza della lingua che possiede. Tutto è descritto nei minimi particolari, di una descrizione vivida e realistica e totalizzante. Devo ammettere che, pur riconoscendone il talento, spesso questo zelo di dettagli ha rallentato la mia lettura.

La storia di Derry e delle sue creature si sviluppa per cicli temporali, così come la narrazione. A scene di ilarità generale si alternano scene piene di ansia e tensione.

Però – mi spiace, ma c’è un però – non sono stata catapultata nella storia. Originale, commovente, è una storia che parla di fragilità, di paura, di sentimenti come l’amicizia, di apparenze a discapito della verità: tutti temi che mi stanno molto a cuore e che in letteratura mi catturano. It non mi ha catturato, non mi sono mai sentita coinvolta al 100% nella vicenda, e di questo sono molto rammaricata ma non me ne meraviglio neanche.

Ho trovato inutili alcuni degli episodi raccontati, hanno rallentato l’andamento del libro impedendomi di seguirne a pieno lo svolgimento.

Insomma, un gran libro che non mi ha fatto dire “Wow!“. E un po’ desideravo dirlo, dopo tutta quella fatica per leggerlo.

Voto: 3/5

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Autore: giovannanappi89

28 anni. Pugliese trapiantata (temporaneamente?) al nord, in cerca di lavoro in maniera ossessivo compulsiva. Libri ne leggo, film e serie tv ne guardo, affetto ne do e ne ricevo. Mi mancava un blog, e l'ho aperto. Qui vi racconterò delle mie letture, degli eventi più interessanti, delle iniziative in giro per il Paese, sperando di regalarvi un pizzico della passione che da sempre nutro per quel meraviglioso eppure così oscuro mondo della letteratura.

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