Le sorelle misericordia di Marco Ciriello

Le sorelle misericordia è il titolo dell’ultimo libro di Marco Ciriello, edito da Edizioni Spartaco e in uscita il 15 giugno. L’ho letto tutto d’un fiato in un solo pomeriggio, e questo rappresenta già una garanzia, dopo alcune letture piuttosto infelici negli ultimi mesi.

Le sorelle misericordia
Allo Stand di Edizioni Spartaco, Salone del Libro

Protagoniste sono le sorelle Cammarata, Laura e Cristiana. L’una, tennista professionista e profondamente religiosa, l’altra affetta dalla SLA e profondamente atea.

Come mia consuetudine, ho iniziato la lettura senza avere idee sulla trama, e dopo alcune pagine mi è saltato in mente un film di alcuni anni fa: Sunset Limited, con protagonisti Samuel L. Jackson e Robert de Niro. I due attori, seduti davanti ad un tavolo in una cucina ordinaria, si confrontano sul senso della religiosità e della fede, sulle sue incoerenze e sull’accettazione indiscussa da parte dei credenti. Rappresentano posizioni opposte, proprio come Laura e Cristiana. La prima, durante la finalissima degli Australian Open, durante il match contro Serena Williams, è di colpo folgorata da un’apparizione sacra, che interpreta come il personale messaggio divino di smettere di giocare per dedicarsi alla sorella. Quest’ultima, cinica più per costrizione che per altro, non riesce a spiegarsi come una donna che potrebbe potenzialmente avere tutto dalla vita, scelga di starsene lì, al suo fianco, a indossare le vesti della crocerossina.

Due sorelle diversissime, ma legate – questo è ovvio – da un forte sentimento reciproco. Marco Ciriello è in grado di mettere nero su bianco una delle relazioni più controverse che esistano con una prosa giovane, riportando i due punti di vista delle protagoniste e inserendoli in una trama elastica, che attira il lettore. Sebbene i temi non siano tra i più semplici, il libro si fa leggere con una leggerezza insolita per l’argomento che tratta: plana sui fatti, anche i più duri, affrontandoli senza appesantire l’andamento della storia.

Vi consiglio di non farvi sfuggire Le sorelle misericordia, che – a dirla tutta – mi ha fatto sorridere e commuovere allo stesso tempo, così come la vita.

Per saperne di più: http://www.edizionispartaco.com/prodotto/le-sorelle-misericordia/

Voto: 4/5

Chiamatemi Anna

Solo da pochi giorni ho finito Chiamatemi Anna, e ne sono a dir poco fulminata.
La serie tv prodotta da Netflix è basata sul romanzo Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery, ma ai più – me compresa – è conosciuta grazie al cartone animato che nessuna bambina può non aver visto nella propria infanzia.

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I ricordi che avevo erano dunque piuttosto vaghi, ma avevano lasciato una sorta di alone malinconico attorno ad esso, una sensazione che non mi ha abbandonato praticamente mai. Vi si racconta la storia di Anna, bambina dai capelli rossi che ha passato gran parte della sua vita in orfanotrofio, o al servizio di famiglie poco amorevoli nei suoi confronti. Quel che accade è un semplice errore: viene infatti mandata, per sbaglio, a casa degli anziani fratelli Marilla e Matthew Cuthbert, i quali attendevano un maschio che li aiutasse nei lavori della loro tenuta di Green Gables. L’incontro non può che portare a un cambiamento per questa bambina dalla folle immaginazione.

Sin da subito è facile intuire che Anna è esuberante, allegra, ma deve fare i conti con un passato difficile e doloroso, i cui strascichi continuano a farsi sentire. Inserirsi in un contesto nuovo, fatto di persone che conducono una vita agiata e tranquilla e che sono perlopiù incapaci di accogliere un nuovo membro all’interno della propria comunità le crea non pochi problemi. Anna deve infatti scontrarsi con i pregiudizi altrui, che feriscono moltissimo, poiché le ricordano le sue umili origini e le sofferenze passate. Continua a leggere “Chiamatemi Anna”

Il più grande scrittore americano secondo me – Eventi del Salone

Come promesso, ho deciso di dedicare un approfondimento ad uno in particolare tra gli eventi cui ho partecipato al Salone Internazionale del Libro di Torino.

L’evento in questione è: “IL PIÙ GRANDE SCRITTORE AMERICANO, SECONDO ME. Philip Roth, secondo Francesco Piccolo incontra David Foster Wallace, secondo Sandro Veronesi”. Già il titolo è spettacolare. Ospitato nella bellissima Sala 500, adibita all’interno del Centro Congressi di Lingotto Fiera, l’incontro si è rivelato sin da subito interessante.

Francesco Piccolo e Sandro Veronesi

Ammetto la mia grande lacuna in quanto lettrice, dal momento che ho letto Pastorale americana di Roth (che ho amato) e nient’altro. Intendo recuperare il prima possibile quanti più libri di entrambi gli scrittori (oltretutto Infinite Jest è lì, sullo scaffale, che mi fissa di sottecchi, attendendo il momento in cui avrò il coraggio di leggerlo). Pur non essendo “preparata” al dibattito, me ne sono subito sentita parte integrante, grazie a due personalità eccezionali, in grado di coinvolgere il pubblico.

Innanzitutto, i due autori italiani hanno raccontato aneddoti di vita personale in cui si sono imbattuti in Roth e Wallace. Mi ha molto colpito il racconto di Veronesi, la cui lettura di Infinite Jest – ci svela – iniziò in originale, dal momento che non esisteva in Italia alcuna traduzione; nel corso della lettura, che procedeva, sì, ma a rilento, Veronesi racconta alla perfezione la sua sensazione dell’epoca: quel senso di smarrimento che attanaglia il lettore quando – mentre legge – percepisce di perdere gran parte del senso di quelle pagine, “come quando raccogli l’acqua con le mani: ne trattieni un po’, ma il resto va perso”. Quella sensazione lo spinse a rivolgersi agli editori amici per proporre un’edizione italiana del romanzo, ma ricevette soltanto risposte negative. Scelse così di occuparsi in prima persona della traduzione.

Questo episodio dice molto più di quel che si creda: è la testimonianza della tenacia che probabilmente soltanto un lettore è in grado di provare nei confronti di un autore.

L’incontro prosegue con un confronto tra questi colossi. La scrittura di Wallace si fonda su un principio, vale a dire la consapevolezza che non ci sia un percorso lineare per giungere alla verità delle cose; perché allora non costruirsi da solo la strada da percorrere? Le sue, sostiene Veronesi, sono digressioni per costruire quella realtà. Roth invece è uno scrittore che va dritto al nocciolo delle cose, non si serve di digressioni per descrivere la realtà. Roth è un po’ come Woody Allen: ne riconosci la bravura immensa, ne hai letto la maggior parte dei libri, ma tendi a confonderli sempre. Certo, tra i suoi lavori tutti ricordano perfettamente Pastorale Americana e Lamento di Portnoy, ma gli altri tendono a sovrapporsi gli uni con gli altri. Questo dipende dal fatto che egli concepisce la letteratura come una realtà unica: in sostanza, Piccolo ci sta dicendo che è come se Philip Roth avesse scritto un unico grande romanzo. Continua a leggere “Il più grande scrittore americano secondo me – Eventi del Salone”

Al Salone Internazionale del Libro

Il Salone Internazionale del Libro di Torino è finito da alcuni giorni, e ho scelto di raccontarvi la mia esperienza, che di sicuro avrà tantissimo in comune con quella di molti altri.

Poterci andare come Staff Stampa ha sicuramente reso la mia esperienza non soltanto più agevole ma anche più speciale. Questo blog è ormai diventato un’estensione della mia persona, e avere un riconoscimento, seppur minimo, grazie ad esso, rappresenta un motivo d’orgoglio.

Sapevo ovviamente che quella full immersion tra i libri avrebbe dilapidato ogni mio avere, e così è stato, almeno in parte. Alcuni titoli erano per me dei must, non avrei potuto rinunciarvi. Altri hanno dovuto essere messi da parte, per la totale mancanza di sconti. Ed eccoci infatti ad un punto dolente di questo Salone: fra i vari editori, pochissimi hanno “facilitato gli acquisti” apponendo sconti tra il 15 e il 20%; i più hanno preferito mantenere il prezzo di copertina invariato. Pur riconoscendo le alte spese che ciascun editore deve sopportare per poter far parte del Salone, credo che la lettura vada comunque incentivata in posti come questo.

Un merito particolare va a Neri Pozza, che oltre a presentare un catalogo eccellente e uno staff davvero competente, ha anche diversificato la vendita con promozioni vantaggiose.

Questi sono i miei acquisti! Li conoscete?

Un resoconto più dettagliato va all’incontro – uno dei pochi cui ho potuto partecipare – dedicato allo Scrittore americano più grande: Philip Roth vs David Forster Wallace, di cui vi parlerò nel prossimo post.

Thebookworm al Salone del Libro

E finalmente sono riuscita a leggere tutto il Programma del Salone Internazionale del Libro di Torino. Ne è nata una scaletta, che con molta probabilità non seguirò ma che spero di non trascurare del tutto.

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Sarò a Torino da giovedì a domenica, ma potrò godermi il Salone nelle giornate di venerdì 19 e sabato 20. Di seguito, trovate una selezione degli eventi cui mi interesserebbe partecipare, ma che poi scremerò ulteriormente.

Venerdì 19 maggio

10.30 – Sala Arancio
Editoria cartacea e digitale, come un piccolo editore può affrontare (e superare) le sfide del mercato

10.30 – Sala Professionali
L’arte del coinvolgimento. Librerie di oggi e di domani

10.30 – Sala Blu
Lo straordinario successo di Elena Ferrante nel mondo

12.00 – Sala Professionali
Lo scrittore e il suo doppio – Daniel Pennac conversa con la sua traduttrice Yasmina Melaouah

12.00 – Sala Azzurra
Paola Mastracola dialoga con Susanna Tamaro

14.00 – Sala Editoria
Il Lettore contro tutti. Accordi e disaccordi nel mondo del libro

14.30 – Spazio Stock
Il verbo leggere. Incontro con Daniel Pennac

17.00 – Sala Rossa
Tra paradosso e noir: incontro con Antonio Manzini

17.30 – Sala Gialla
Alessandro Baricco dialoga con Jan Brokken

18.30 – Arena Bookstock
Prendiluna – Incontro con Stefano Benni

18.30 – Centro d’Incontro C.so Casale (Salone OFF)
Incontro con Enrica Tesio

19.15 – Cimitero Monumentale
Paolo Nori legge La dama di picche di Puskin

Sabato 20 Maggio

10.00 – Sala Filadelfia
Paolo di Paolo legge L’educazione sentimentale di Flaubert

11.00 – Sala Azzurra
Daria Bignardi dialoga con Miriam Toews

14.30 – Sala 500
Il più grande scrittore americano secondo me. Philip Roth, secondo Francesco Piccolo incontra David Foster Wallace, secondo Sandro Veronesi

17.00 – Sala 500
Omaggio a Kent Haruf

E voi? Ci sarete?

La più amata, di Teresa Ciabatti – La recensione

La più amata è il romanzo di Teresa Ciabatti, edito da Mondadori e in lizza tra i 12 titoli candidati al Premio Strega 2017.

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Questo è il primo anno in cui mi dedico allo Stregathon, iniziativa nata sul web  e che trovo molto interessante. Un ottimo modo per non lasciarsi impreparati per il premio più riconosciuto in Italia.

La storia è quella – autobiografica – di Teresa Ciabatti, figlia del “Professore“, ovvero Lorenzo Ciabatti: medico chirurgo, primario dell’ospedale di Orbetello, paesino della provincia di Grosseto. Una figura maestosa agli occhi di una bambina prima, di una donna poi – dai molteplici lati oscuri.

La scrittrice racconta la storia della sua famiglia attraverso il suo punto di vista, ma non soltanto. Ad esso infatti si alterna a tratti durante la narrazione quello di sua madre Francesca, ripercorrendo i momenti più significativi della loro vita.

Sin da subito, è facile capire che il racconto che seguirà è tutto fuorché idilliaco. La personalità di Lorenzo Ciabatti è delineata perfettamente: un uomo che sa quel che vuole sin dalla giovane età, che ha studiato in America e si è fatto da sé, come direbbe qualcuno; la scelta di restare in un paese come Orbetello rifiutando la grande città, l’incontro con Francesca.

Teresa racconta questi episodi sempre macchiati da un’atmosfera torbida, come se il pericolo fosse dietro l’angolo e tutti – lettore compreso – ne fossero a conoscenza. Gli episodi si arricchiranno di particolari procedendo nella narrazione, soprattutto quando la vita coniugale del Professore conduce alla nascita di Teresa e di suo fratello gemello. A partire da quel momento, ogni cosa si complicherà. Continua a leggere “La più amata, di Teresa Ciabatti – La recensione”

Un incantevole aprile, di Elizabeth von Arnim

Un incantevole aprile è il romanzo di Elizabeth von Arnim, pubblicato per la prima volta nel 1923 e recentemente ripubblicato in Italia da Fazi Editore (l’edizione precedente è quella di Bollati Boringhieri del 1993, nonché quella che ho letto io).

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Ph. di Fazi Editore

Una donna, Mrs Wilkins, seduta nel suo club, si imbatte casualmente in un annuncio sul Times che recita: «Per gli amanti del glicine e del sole. Piccolo castello medievale italiano sulle coste del Mediterraneo affittasi ammobiliato per il mese di aprile. Servitù inclusa. C.P. 1000» e ne resta subito colpita. Quanto le piacerebbe allontanarsi da quella claustrofobica città inglese, da quella pioggia e umidità perenne! Le si prefigura uno scenario paradisiaco, che non riesce più a scacciare dalla propria mente.

Lotty Wilkins si rende presto conto di non potersi permettere l’affitto da sola, e sceglie così di rivolgersi a Mrs Arbuthnot, donna che conosce appena e dall’aria parecchio austera. Ma d’altronde poco importa, l’obiettivo è quello di raggiungere quell’incantevole castello a San Salvatore, e a Lotty sembra che anche Rose stia leggendo il suo stesso annuncio.

Le due donne, ritrovatesi così a condividere questa specie di avventura assieme, scelgono di coinvolgere altre due donne, con la promessa di ritrovarsi lì nel giorno concordato. Continua a leggere “Un incantevole aprile, di Elizabeth von Arnim”