La stanza profonda, di Vanni Santoni

Assieme alle donzelle con cui cogestisco il blog I Bookanieri, quest’anno abbiamo deciso di unirci all’avventura dello Stregathon, dividendoci la lettura dei 12 titoli in lizza. La sottoscritta, in preda ad un delirio di onnipotenza, ha scelto di tentare l’impresa: leggere tutti i libri candidati. Probabilmente non ci riuscirò, ma pazienza.

Dopo La più amata, che mi ha piacevolmente colpito, è stato il turno de La stanza profonda, l’ultimo libro di Vanni Santoni, edito da Laterza e in lizza per il Premio Strega 2017. Come mi capita quasi sempre in realtà, non mi sono preoccupata di informarmi sulla trama, certa che avrei risolto tutti i dubbi in merito procedendo con la lettura. Mai sbaglio fu più grande! Probabilmente, informata a dovere sui contenuti che mi avrebbero atteso, mi sarei fermata in tempo.

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La stanza profonda rappresenta quel luogo – fisico ma anche mentale – in cui il protagonista ha trascorso gran parte della sua adolescenza, immerso nel mondo dei giochi di ruolo, e più precisamente di Dungeous & Dragons. All’interno di questo garage, egli ha condiviso le sue giornate con compagni di gioco e di vita, trascurando quanto potesse accadere all’esterno, nella vita reale.

In questa strana realtà parallela, fatta di strategie, di regolamenti, di mosse, di poteri, dovrebbe spiccare un qualche senso più profondo, che io però non sono stata in grado di riconoscere. La scrittura di Santoni è precisa e minuziosa nello sviscerare le dinamiche di gioco, escludendo automaticamente dalla sua fruizione tutti coloro i quali non hanno mai fatto esperienza di quel mondo.

Quella a cui si è rivolto è una nicchia che, seppure resista negli anni e rappresenti un dato di fatto, non è lo specchio dell’Italia, non del tutto comunque. E se la letteratura serve soprattutto a conoscere qualcosa che esiste e vive aldilà del nostro naso, il lettore però deve essere messo in grado di accedervi attraverso degli strumenti. Secondo il mio modesto parere, Santoni non lo ha fatto – ignoro le motivazioni che l’abbiano spinto a questo, se si tratti di una scelta consapevole o no.

Non mi imbattevo in una lettura a me così ostica da anni, probabilmente non ho neanche memoria dell’ultimo libro che ha avuto su di me questo effetto. Quel che è accaduto è che, quasi costretta a voler ultimare la lettura per chissà quale ragione da me stessa imposta, sono andata avanti in maniera superficiale, saltando interi paragrafi (ogniqualvolta i resoconti del gioco diventavano troppo dettagliati, cioè il 90% del libro). Inoltre, non sono neanche riuscita a tessere una trama vera e propria delle vicende, perché non c’è stato un focus vero e proprio sul protagonista, il cosiddetto “master”; sono stati soltanto nominati fatti che avrebbero meritato un approfondimento maggiore, come la morte di un ragazzo strumentalizzata dai media per incolpare il mondo dei giochi di ruolo.

Per tutti questi motivi, La stanza profonda non ha incontrato affatto il mio interesse, e ne sono desolata, perché il web invece gli ha dedicato recensioni positive. Ma evidentemente non era il libro per me, e per questo non ci sono colpe.